Bottega Veneta: l’intreccio magico…

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Bottega Veneta P/E 2013, Freja Beha fotografata da Peter Lindbergh, magnifica!  

Mood Bottega Veneta

“Mood ispirazione Bottega Veneta P/E 2015” di Beatrice Brandini

Bottega Veneta è un azienda che ha fatto del lusso inteso come qualità e del concetto di “senza tempo” la sua caratteristica principale. Adoro tutto quello che fanno, prodotti, campagne pubblicitarie, boutiques, e, soprattutto, il loro INTRECCIATO, un’incredibile lavorazione su pelle, diventata inconfondibile.

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Bottega Veneta campagna P/E 2007, Inguna Butane fotografata da Tina Barney. Una delle mie foto proferite in assoluto, abito, modella, posa, colore, mood, una piccola poesia!

Bottega Veneta nasce a Vicenza nel 1966;  in Veneto con la parola “bottega” si intendeva il luogo in cui l’artigiano lavorava, pertanto il nome dell’azienda non solo evoca la sua origine, ma riflette immediatamente le sue intenzioni, ovvero quella di fare un prodotto di qualità ed esclusivamente artigianale. L’intrecciato è fatto a mano, ma non solo, tutte le sue parti sono realizzate dalla stessa persona, pertanto ogni intrecciato ha una sua peculiarità, potremmo dire unicità, poiché nessuno lo fa allo stesso modo e, anche quando sono le stesse mani a realizzarlo, una borsa non sarà mai uguale all’altra, perché le mani non sono una macchina.

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Bottega Veneta campagna P/E 2010, altro capolavoro d’insieme

Nel tempo si sono distinti per valorizzare queste caratteristiche (cito anche la volontà, da parte dell’azienda, di non perdere questo patrimonio, istituendo una scuola di pelletteria  per formare e supportare futuri artigiani pellettieri), creando prodotti sempre più esclusivi e preziosi, e, in una società che cerca di farsi notare sempre di più anche attraverso abiti e accessori griffati, i prodotti Bottega Veneta sono senza logo!

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Bottega Veneta campagna P/E 2012 Liya Kebede fotografata da Jack Pierson

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Bottega Veneta P/E 2013, Freja Beha fotografata da Peter Lindbergh

Se ci pensiamo,  spesso gli accessori hanno un’ evidente richiamo con il marchio di appartenenza,  vedi per esempio il monogramma di Louis Vuitton, oppure forme intramontabili ed immediatamente riconducibili all’azienda, come la Kelly di Hermes o la 2.55 di Chanel. Quello che invece distingue Bottega Veneta è la sua manifattura eccezionale, che sa rinnovarsi senza stravolgere il DNA dell’azienda, perché alla fine è l’intreccio che fa la differenza fra tutto il resto, quell’intreccio che è solo di Bottega.

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Alcune borse Bottega Veneta in pelle intrecciata collezioni 2010-2011

Importante è citare anche la svolta, avvenuta nel 2001 con l’acquisizione da parte del gruppo PPR, oggi Kering, ma soprattutto quella grazie al suo direttore creativo Tomas Maier. Non voglio essere presuntuosa, ma lo “conoscevo”, e apprezzavo moltissimo,  ancora prima di Bottega, quando disegnava per Hermès e, nello specifico, anche dei bellissimi costumi da bagno (anni ’90 quando io avevo la mia linea Beach). Maier ha dato un impronta decisiva al marchio, niente loghi,  “basso profilo”, quello che oggi nella moda è diventato “understatement”, lavoro di gruppo e valorizzazione del patrimonio artistico e artigianale dell’azienda. Dando vita ad accessori, oggi veri oggetti di desideri, pret-à-porter, design, gioielleria e profumi.

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Bottega Veneta collezione crociera 2013, Bette Franke fotografata da Collier Schorr

Una volta hanno chiesto a Maier cosa significava per lui “Made in Italy”, rispose così: “è un sapere magico, unico e incredibile. Richiede molto impegno, ma è qualcosa di cui dovete essere molto orgogliosi”.

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Bottega Veneta A/I 2013-14, Raquel Zimmermann fotografata da Ralph Gibson + clutch “Velvet Python” A/I 2011-12

2 copertina BV

“Camilla” di Beatrice Brandini

“Your own initials are enough”, questo era lo slogan di Bottega Veneta negli anni ’70, questo è lo slogan di oggi, lo stesso. Un modo di rendere un marchio unico e chi lo indossa UN INDIVIDUO, non un clone di un altro.

finale

Borsa Bottega Veneta vintage, collezione privata

Buona vita a tutti!

Beatrice

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