Jackson Pollock. La Figura della furia

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Banner della mostra 

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“Lee” di Beatrice Brandini

Oggi sono stata invitata a vedere la presentazione per la stampa di una mostra che si inaugurerà domani a Palazzo Vecchio e San Firenze, Jackson Pollock. La Figura della furia. Firenze, dal 16 aprile al 27 luglio. Mostra molto importante per vari aspetti. Il primo è che Pollock non è mai stato esposto a Firenze.., il secondo perché mette in relazione due immensi protagonisti dell’arte come Michelangelo Buonarroti e appunto Pollock, apparentemente agli antipodi, più profondamente, non così tanto… il terzo perché vedere Pollock figurativo è davvero una grande sorpresa, nonché una scoperta.. Infine perché da fiorentina, benché innamorata della mia città e della cultura che essa sprigiona in ogni angolo e scorcio, sono felice che si vada oltre il Rinascimento, il Cinquecento o Seicento, ma si voglia dare alla città, e ai suoi eventi culturali, un impronta più moderna… parlando del Novecento e di un artista  come Pollock, che di quel secolo è stato fra i protagonisti.

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Scorcio di Palazzo Vecchio, Piazza della Signoria a Firenze

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Salone del Cinquecento in Palazzo Vecchio

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Dipinti di Giorgio Vasari, Salone del Cinquecento

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“Il Genio della Vittoria”, di Michelangelo Buonarroti     Serie delle “Dodici Fatiche di Ercole” di V. de’ Rossi

La conferenza stampa si è tenuta all’interno del salone del Cinquecento, già questa sala varrebbe il biglietto della mostra…, all’interno di essa le meravigliose tavole del Vasari e una scultura, fra altre maestose e bellissime, proprio di Michelangelo Buonarroti “Il Genio della Vittoria”, come dire, era destino…..

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Jackson Polock “Senza titolo”, 1937-39 The Metropolitan Museum of Art, New York

La cosa più bella di questa mostra è che l’incontro di Pollock con Michelangelo, studiato ed esaminato durante la sua formazione, mette in relazione due anime molto affini fra loro, direi che entrambi, maestro e allievo, abbiano da una parte la forza, la rabbia, la furia (appunto) e la potenza, tradotti nella loro arte e nel loro sentire, dall’altra l’umanità, il dolore, il tormento…. come se convivessero due anime e due personalità molto diverse, quasi in conflitto fra loro, una sorta di battaglia fra il “bene e il male”.. in cui non si esce vittoriosi, se non in nome dell’arte.

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Jackson Pollock, “Square Composition with Horse” 1937 – 38.  GNAM di Roma

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Jackson Pollock, “Panel with four Design”, 1934 – 38. Washburn Gallery di New York         “The Water Bull”, 1946. Stedelijk Museum di Amsterdam 

I curatori della mostra, Sergio Risaliti e Francesca Campana Camparini, anche in occasione del 450esimo anniversario della scomparsa di Michelangelo, hanno deciso di rendergli omaggio nei suoi luoghi, accostando la figura di Pollock, genio tormentato e ribelle, a quella del maestro del Rinascimento, da una parte l’arte perfetta, aulica e razionale del Cinquecento, dall’altra quella libera e irregolare di Pollock. Ma entrambi, come detto, inquieti e con lo stesso “selvaggio” approccio nella tecnica. Arrampicandosi  per il suo più grande capolavoro, gli affreschi della Cappella Sistina, Michelangelo,  senza cavalletto ma direttamente su una tela distesa a terra, Pollock.

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Scorci in Palazzo Vecchio per arrivare alla Sala dei Gigli e della Cancelleria dove sono esposte le opere di Pollock

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Soffitti…

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Pollock al lavoro….

Pollock faceva scendere il colore, anzi gocce di colore, con la tecnica del dripping, letteralmente sgocciolamento, in enormi tele, senza un disegno di base, senza un progetto, creando quella che successivamente fu definita la corrente dell’Action Painting (pittura d’azione), di cui fecero parte anche pittori del calibro di Kooning e Franz Kline. Questa corrente artistica si concentra sull’azione del dipingere, mettendo in discussione tutto, soprattutto la coscienza del mondo e dell’essere umano, spronando lo spettatore e costringendolo quasi a vivere il quadro che guarda.

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Jackson Pollock  “Senza titolo” 1944. Washburn Gallery di  New York          “ Painting  A, 1950. GNAM di Roma

“Non dipingo sul cavalletto. Preferisco fissare le tele sul muro o sul pavimento. Ho bisogno dell’opposizione che mi dà una superficie dura. Sul pavimento mi trovo più a mio agio. Mi sento più vicino al dipinto, quasi come fossi parte di lui, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorarci da tutti e quattro i lati ed essere letteralmente “dentro” al dipinto. Questo modo di procedere è simile a quello dei “Sand painters” Indiani dell’ovest. “. Jackson Pollock

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Jackson Pollock “Composition with Black Pouring”, 1947 The Olnick Spanu Collection, New York .       “Earth Warms, 1946 Tel Aviv Museum of Art

Il titolo della mostra “la figura e la furia”, si riferisce alla gestualità dello stesso Pollock nell’atto di dipingere, girando intorno alle tele, quasi danzando, con passione e furore…

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Sala dei Gigli, sede mostra Jackson Pollock “La figura della furia”.

Nella mostra sono presenti tele ed incisioni di Pollock, concesse da musei internazionali e collezioni private, alcune sono espressioni del suo inconfondibile stile, altre molto meno “scontate”, soprattutto i 6 disegni che Pollock fece all’inizio della sua carriera ispirati agli ignudi di Michelangelo della Cappella Sistina, eccezionalmente concessi dal Metropolitan Museum di New York, trait d’union fra questi due artisti.

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Facciata Palazzo Vecchio

La mostra si articola in due sedi, l’altra è nel Complesso di San Firenze, (sede dell’ex tribunale ), precisamente nella Sala della musica, dove si propongono filmati e proiezioni sulla vita e l’arte dell’artista statunitense e dove si vuol interagire con lo spettatore, riproducendo i suoi spazi, la musica che ascoltava, i colori, ecc. ecc.

Pollock scritta

E’ una mostra “difficile” questa, non scontata e anche un po’ azzardata…, ma come tutte le cose nuove e diverse, hanno, fra le tante cose la spregiudicatezza dell’azzardo, la volontà di sperimentare…, chi decide questa via ha la mia profonda stima e un motivo in più per vedere ciò che fa…

Quando la moda si ispira all’arte….

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Frankie Morello

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Thom Browne e Tods

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Maison Martin Margiela e Hussain Chalayan

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Sportmax

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Chanel

Qualche abito che sarebbe piaciuto a Peggy Guggenheim di Beatrice Brandini

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Buona vita a tutti!

Beatrice

 

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