Camp: Notes on Fashion. Al Met l’eccesso è di moda.

Gucci by Alessandro Michele, dress on the exhibition Camp at Metropolitan Museum 

“L’eccentrica” di Beatrice Brandini

Il Metropolitan Museum di New York celebra l’eccesso nell’arte e nella moda, con l’esposizione Camp: Notes on Fashion, dal 9 maggio all’8 di settembre.

Nel 1964 Susan Sontag, nel saggio Notes on Camp, codifica il significato di Camp, ovvero la passione per l’esagerazione, la stravaganza e l’eccentricità. Storicamente,  questo fenomeno di opulenza ed eccesso si ripresenta ciclicamente (legato all’insicurezza economica, al clima socio culturale privo di riferimenti ed incerto, ecc.), ma mai come adesso possiamo definirlo attuale e perfettamente allineato ai nostri tempi. 

Moschino, dress on the exhibition Camp at Metropolitan Museum 

   

Moschino by Jeremy Scott, dresses on the exhibition Camp at Metropolitan Museum 

Anna Piaggi

Isabella Blow

Planetari successi come quello del film Bohemian Raphosody, in cui si celebrava il genio assoluto di Freddy Mercury (personaggio dall’incredibile talento e dall’altrettanta immensa personalità), o del marchio Gucci, il cui direttore creativo, Alessandro Michele, rimescola le carte facendo avvicinare i generi, grazie al quale, sotto la sua guida, il marchio cresce, stagione dopo stagione nei fatturati e nella percezione che di esso ha il mercato (brand value); sono entrambi fenomeni legati fra loro. Così come lo sono i social (il loro abuso), i reality, l’imminente uscita del film dedicato ad un altro genio della musica, icona pop, come  Elton John (il film esce a fine maggio e si intitolerà Rocketman). Tutti aspetti che rendono questa mostra assolutamente attuale e quasi inevitabile.

 

Bjork 

Lady Gaga

Virgil Abloh for Off White, dress on the exhibition Camp at Metropolitan Museum 

Nel saggio della Sontag, si capisce come il concetto di CAMP serva ad esprimere se stessi distinguendosi dalla masse. E’ parte della cultura contemporanea, ieri ma soprattutto oggi, in cui ognuno di noi si sente un po’ “Camp”. Penso ad Andy Warhol ieri e Jeff Koons oggi, a David Bowie e Lady Gaga (prima di a Star is Born), a Vivienne Westwood ieri e ad Alessandro Michele o Victor & Rolf oggi, ecc. ecc.

David Bowie

Salvator Dalì

Marjan Pejoski, dress on the exhibition Camp at Metropolitan Museum 

Marc Jacobs, dress on the exhibition Camp at Metropolitan Museum 

E’ interessante che l’annuale mostra organizzata dal Met parli di questo argomento, argomento che ha sicuramente più chiavi di lettura, l’intento da cui nasce si evolve in aspetti di natura opposta.  ”Il camp è uno strumento per capire meglio il nostro tempo”, afferma Fabio Cleto, docente di storia culturale all’università di Bergamo e autore della prefazione del catalogo della mostra. “E’ radicato nella scorrettezza politica , nell’infrangere tabù…” Ma è anche “Inteso come pensiero autonomo per esprimere la visione che si ha di sé, è sinonimo di libertà” afferma Alessandro Michele direttore creativo di Gucci (partner dell’evento). Aggiungendo: “Vuol dire essere diversi , e farlo con leggerezza e ironia. In questo la moda rivela tutta la sua forza politica: basta ciò che indossi per affermare certi principi”. Ecco perché la mostra parte dall’abbigliamento per andare molto più in là.

Amy Winehouse

Anna dello Russo

Schiaparelli by Bertrand Guyon, dress on the exhibition Camp at Metropolitan Museum

“Quello che si racconta è come e perché un concetto nato per andare contro il sistema sia diventato un fenomeno di massa”, spiega Andrew Bolton, curatore del Costume Institute. Il Camp ebbe la sua maggiore evoluzione e popolarità in America negli anni Ottanta, sotto la presidenza di Regan, fu una reazione al conservatismo estremo; è naturale che oggi sia sempre attuale con l’avvento di Trump. E’ difficile definire con un solo aggettivo il concetto di Camp, poiché, anche da queste dichiarazioni, si evince che si possa trattare quindi di una sensibilità, di un’emozione, di un’estetica. Comune denominatore un elemento in più, un artificio, con un inclinazione forte per l’innaturale e l’esagerazione. “Camp non è solo quanto si può essere stravaganti ed esagerati, ma è un’espressione dell’umano, dell’io”. Alessandro Michele.

Tilda Swinton

Vivienne Westwood

Undercover by Jun Takahashi, dress on the exhibition Camp at Metropolitan Museum

Divisa in due parti la mostra si apre con le origini del Camp, individuate dalla Sontag nella corte di Luigi XIV di Versailles, per poi passare dalla figura del dandy e a quelle delle sottoculture queer. Nella seconda sezione si assiste all’ironia, alla parodia, all’artificio e alla teatralità che molte collezioni ci hanno regalato, nelle creazioni di Armani, Balenciaga, Alexander McQueen, di John Galliano, di Jean Paul Gaultier, di Moschino…  e ovviamente di Alessandro Michele per Gucci.

Iris Apfel

Oscar Wilde

Potremmo concludere che Camp, mettendo in risalto l’eccesso e ridicolizzandolo,   rafforza l’oggetto (abito o espressione artista) della sua derisione, valorizzandolo e facendolo diventare un protagonista.

Non ho in progetto di andare a New York nei prossimi mesi, sicuramente questa mostra potrebbe essere una ragione per farlo!

Buona vita a tutti!

Beatrice

3 commenti su “Camp: Notes on Fashion. Al Met l’eccesso è di moda.

  1. Essere Camp è un trend che si sta diffondendo purtroppo… non amo l’eccessi ne da una parte, ne dall’altra!
    Marina

  2. I think this is among the most important info for me.

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