Urrà la neve! Armando Testa e lo Sport @ Milano al Museo del Novecento. Potenza – Dinamismo – Creatività

Grazie Armando! di Beatrice Brandini

Cervinia, anni Sessanta, stampa tipografica su carta montana su tela .Courtesy Gemma De Angelis Testa e TestaperTesta 

In occasione dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, il Museo del Novecento di Milano, in collaborazione con Testa per Testa, presenta una deliziosa mostra “Urrà la neve! Armando Testa e lo sport” .  La mostra enfatizza e valorizza,  tutta quella meravigliosa produzione di Testa dedicata alla grafica sul tema sportivo.

Giochi della XVII Olimpiade, 1959, stampa tipografica su carta montana su tela .Courtesy Gemma De Angelis Testa e TestaperTesta . Credito fotografico: Fabio Mantegna 

Il progetto, a cura di Gemma De Angelis e Gianfranco Maraniello, presenta una ricca produzione di opere, attraverso un arco di tempo di trent’anni,  della geniale attività dell’artista.

Moto Guzzi 175, 1954, stampa tipografica su carta montana su tela .Courtesy Gemma De Angelis Testa e TestaperTesta 

Armando Testa, di cui ho parlato recentemente per una bellissima mostra a Siena, ( https://www.beatricebrandini.it/armando-testa-la-pubblicita/), sapeva attraverso un gesto, un semplice segno, catturare un concetto, uno slogan figurativo, con una straordinaria efficacia comunicativa.

Concorso Ippico Internazionale, 1968, stampa tipografica su carta montana su tela .Courtesy Gemma De Angelis Testa e TestaperTesta 

Sono tantissimi anni che ammiro la produzione di Testa, forse proprio attraverso quegli ironici giochi di parole e di immagini della lunga collaborazione che l’agenzia Testa ha consolidato con Esselunga. Testa, fondatore dell’omonima agenzia nel 1946, ha sviluppato un linguaggio inconfondibile, ironico, sperimentale, diretto, spontaneo e sicuramente proficuo.

Azzurra, 1987, stampa tipografica su carta montana su tela .Courtesy Gemma De Angelis Testa e TestaperTesta 

Nello specifico, questa mostra ci racconta come per Testa le pratiche sportive diventano metafore di cambiamenti sociali e culturali dell’Italia. Infatti dai primi manifesti degli anni Cinquanta, realizzati per la Moto Guzzi Lodola Sport, in cui la velocità, proprio come per i futuristi, diventa il segno e  messaggio comunicativo, fino a quelli realizzati più sintetici, e sicuramente moderni e rivoluzionari, come Azzurra del 1987, dove Testa rappresenta lo sport come un simbolo, un icona il cui messaggio arriva diretto e chiaro.

Torino ’90, 1990, stampa tipografica su carta montana su tela .Courtesy Gemma De Angelis Testa e TestaperTesta. Credito fotografico: Fabio Mantegna 

Armando Testa era un innovatore, uno sperimentatore che ha anticipato i tempi non solo della comunicazione pubblicitaria. I manifesti presenti alla mostra, come tutti quelli a Siena (Palazzo della Papesse fino al 3 Maggio) testimoniano un uomo che si è cimentato attraverso tutti i linguaggi della pubblicità, anche quello televisivo e cinematografico. Il segno cambia nel tempo, diventando più essenziale, ma il messaggio rimane sempre potente e moderno. 

 

   

Overview della mostra “Urrà la neve! Armando Testa e lo sport” .  

Oltre alle numerose mostre a lui dedicate da musei e istituzioni italiane e internazionali, le sue opere sono entrate a far parte di importanti collezioni museali, tra cui il MoMA di New York, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Musée des Arts Décoratifs di Parigi, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro di Venezia,  il CSAC di Parma, la Raccolta Civica delle Stampe “Achille Bertarelli” di Milano, l’Israel Museum di Gerusalemme e il Poster Museum di Varsavia.

Locandina della mostra, Grand Prix della Pubblicità, 1974/1990 stampa tipografica su carta montana su tela .Courtesy Gemma De Angelis Testa e TestaperTesta 

Armando Testa, un altro protagonista fondamentale della cultura italiana, un genio che ha saputo anticipare i tempi, coniugando potenti messaggi, talvolta anche sociali, con quella sottile ironia che contraddistingueva (lo fa ancora, poiché l’Agenzia Testa continua ad essere una della più importanti al mondo) ogni suo lavoro.  Perché per raccontare delle storie, a volte, occorre anche non prendersi troppo sul serio.

Buona vita a tutti!

Beatrice

 

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