Toulouse-Lautrec e la sua “inadeguata”, significativa, individuale… meravigliosa umanità.

1 la ballerina

“Déshabillé” di Beatrice Brandini  

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Banner dalla mostra a Palazzo Blu

Si è appena conclusa la bella mostra: “Toulouse Lautrec luci e ombre di Montmartre”, presso l’incantevole Palazzo Blu (Pisa). L’artista che è riuscito, più di chiunque altro, a descrivere e rappresentare una città, un quartiere, uno stile di vita… la Parigi di fine Ottocento.

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Cartellone della mostra Toulouse Lautrec luci e ombre di Montmartre

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Litografie di Henri de Toulouse-Lautrec presenti in mostra a Palazzo Blu

La mostra metteva in evidenza l’opera grafica dell’artista francese, con numerose litografie dei suoi indimenticabili manifesti.

Lautrec nasce da un’antica e aristocratica famiglia del sud della Francia, le condizioni agiate e la vita privilegiata a cui era destinato ben presto si contrappongono ad un destino crudele fatto di malattie e di incidenti che comprometteranno per sempre la sua vita.

Colpito profondamente nel fisico e nello spirito, Lautrec sfoga la sua condizione e forse disperazione, nella frequentazione del quartiere di Montmartre, luogo ricco di locali e piccoli esercizi, trattorie, caffè, sale da ballo… posti magici che attiravano una clientela estremamente eterogenea, caratterizzata prevalentemente da artisti. Geni come Degas, Renoir, Van Gogh… vivevano e avevano il loro atelier proprio nel quartiere di Montmartre.

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Interno della mostra

Ma forse più degli altri è in questo quartiere che Toulouse-Lautrec riesce felicemente ad inserirsi, fra locali notturni, case chiuse, cabaret…, non si sente più un “diverso” (la sua “deformità” è accettata), ma anzi questa vita notturna frenetica e chiassosa gli offre formidabili spunti per la sua inquieta creatività.

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“Tutti a parlare del bordello! E allora? In nessun altro posto mi sento maggiormente a casa.” Henri de Toulouse-Lautrec

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Henri Toulouse-Lautrec “The sofa” (1894-96). The Metropolitan Museum of Art

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Henri de Toulouse-Lautrec “la Toilette” (1896). Musée d’Orsay

Montmartre diventa il perno attorno al quale ruota tutta la sua arte. I locali con le ballerine, il variegato pubblico, le prostitute e tutta quella massa di derelitti umani, uomini soli, alcolizzati, poveri.., diventano i temi principali della sua opera.

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Henri de Toulouse-Lautrec “Femme se frisant”. Tolosa, Musée des Augustins

“La nostra epoca non è meno ricca di temi sublimi di quella precedente….Lo spettacolo della vita alla moda e le migliaia di esseri, criminali e mantenute, che galleggiano alla deriva nei bassifondi di una grande città…. non abbiamo che da aprire gli occhi”. Baudelaire, 1846.

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Henri de Toulouse-Lautre “Al Salon di rue des Moulines” (1894 ). Albi, Musée Toulouse-Lautrec

Lautrec fu un magnifico “ritrattista” poiché il suo interesse principale fu rivolto al personaggio e alla sua “umana personalità”. L’individuo nella sua unicità. Da qui il suo disinteresse per lo sfondo o per il paesaggio (caro, invece, alla pittura impressionista), inteso e usato solo come cornice.

L’importanza di Lautrec è legata anche alla storia del costume poiché la sua opera ha un valore documentaristico; nessuno come lui ha infatti saputo tracciare quel periodo felice e spensierato battezzato la Belle Epoque, rappresentandone tuttavia anche le ombre e le inquietudini.

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Henri de Toulouse-Lautrec “Jane Avril” (1899), litografia

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Litografie di Henri de Toulouse-Lautrec “Aristide Bruant” (1892)

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Litografia di Henri de Toulouse-Lautrec “Mouling Rouge, la Goulue” (1891)

Tuttavia la cosa più importante che ha reso Lautrec l’artista che noi tutti conosciamo e amiamo, fu la collaborazione con giornali e riviste per i quali realizzò manifesti pubblicitari, anticipando la moderna figura del grafico e conferendo a questa professione, dignità e autorevolezza. Il suo linguaggio espressivo stravolse quello del passato, è grazie a Toulouse-Lautrec se la grafica fu sottratta dal suo destino di arte “minore”. Con lui possiamo tranquillamente affermare di essere agli albori della pubblicità moderna, ovvero la capacità di veicolare un messaggio attraverso un immagine.

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Henri de Toulouse-Lautrec “Divan Japonais” (1892). Litografia

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Parete della mostra a Palazzo Blu

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“Il mondo di Toulouse-Lautrec”, Tesi di Beatrice Brandini, (1991)

Ho amato Lautrec fin da ragazzina (ne è testimonianza la mia tesina di storia dell’arte quando studiavo moda…), poiché a differenza degli altri impressionisti l’ho sempre trovato vero, spontaneo, meno accademico, più autentico. Anche quando ritraeva le prostitute (alcuni dei suoi lavori più intensi), non c’era nessun voyeurismo, né compiacimento, nessuna volontà di aggraziarsi un pubblico di amatori di quel genere… sarebbe stato tutto più semplice… I suoi nudi erano frutto di un’anima sensibile e triste, le sue donne erano abbrutite dalla vita del bordello, fatta di solitudine, noia, routine… con la consapevolezza che la loro sorte non sarebbe mai cambiata.

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Palazzo Blu visto lungo l’Arno

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…camminando lungo l’Arno a Pisa…

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Scorci di Pisa

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Pisa lungo l’Arno

Ecco Lautrec era un artista puro che non voleva compiacere nessuno, che ha sempre pagato per la sua personale visione dell’arte e del mondo. Purtroppo non ha mai saputo (e creduto) di essere colui che, insieme a pochi altri, avrebbe creato le basi dell’arte del nostro secolo.

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“Siamo brutti, ma la vita è bella.” Henri de Toulouse-Lautrec

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Toulouse-Lautrec con il direttore del Moulin Rouge

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La modern Belle Epoque di Beatrice Brandini

Buona vita a tutti!

Beatrice