Brunetta e la sua irresistibile matita!

Schizzi in viaggio sul Corriere “ di Beatrice Brandini, 1999

“La sera in abito stampato” Brunetta

Brunetta Mateldi Moretti è stata una delle più grandi illustratrici del Novecento. Il suo stile era rapido e ironico, sempre straordinariamente leggero.

“Dal taccuino di Brunetta”, su Amica

Ne parlo con moltissima ammirazione (tardivamente rispetto a molte personalità che ho trattato in questi anni), ma credo che la sua figura, soprattutto dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1989, non sia stata riconosciuta quanto avrebbe meritato. Ricordo, giovanissima, di aver amato i suoi schizzi e di averli tagliati dalle pagine del Corriere di mio padre. Li conservo ancora come una reliquia.

“Burka” Brunetta

Se chiediamo ai giovani studenti di moda chi è Brunetta (come per Antonio Lopez, René Gruau, Walter Albini…) penso che pochi di loro possano rispondere correttamente, e questo è un grande peccato.

Senza titolo, 1960 Brunetta

L’amica e collega Camilla Cederna (1911 – 1997) la ricordava così: “con quel suo segno secco e ironico, la precisione nel cogliere il lato ridicolo della moda, sia pur firmata dai grandi”. A Brunetta, dicevo, io riconoscevo anche una sua capacità quasi mediatica: descrivevo il play-boy del momento, ed ecco che lei me lo ritrae tale e quale senza averlo mai visto…le facce sono sempre giuste, c’era chi s’offendeva perché si riconosceva nel disegno. Insomma un’artista speciale: ho sempre pensato che se non avesse lavorato in Italia, ma a Parigi o a New York, Brunetta sarebbe stata una grande star nel suo ramo, sempre sulle massime riviste, e strapagata, cosa che da noi (data anche la sua innata modestia) non le è mai capitato”.

Senza titolo, 1943 Brunetta

Brunetta Moretti compie studi artistici presso l’Accademia di Belle Arti a Bologna e poi a Torino, siamo negli anni Venti, per approdare a Milano dove l’incontro con Filiberto Mateldi, pittore e illustratore futurista, le cambierà la vita.

Senza titolo, Brunetta

I due artisti si sposano nel 1930 iniziando a collaborare insieme all’illustrazione editoriale. Ma Brunetta non è una semplice disegnatrice, nella sua lunga e proficua carriera è stata infatti illustratrice, cartellonista, caricaturista, pittrice e giornalista.

L’esordio avviene con la Domenica del Corriere, nel 1924, ma lungo la sua carriera collabora con il Corriere della Sera, con Lidel, con Il Dramma, la Lettura, La Donna, Amica, Grazia, Herper’s Bazaar, Vogue e molti altri.

Senza titolo, 1968 Brunetta

Amata dai grandi artisti dell’epoca, ammirata da divinità come Coco Chanel, Dior, Balenciaga, Jeanne Lanvin, Pierre Balmain; Diana Vreeland, celeberrima direttrice di Harper’s Bazaar e di Vogue, la invita a New York.

Forse il fatto che abbia dedicato i suoi esilaranti schizzi soprattutto per la moda non l’ha aiutata, in quell’epoca non era riconosciuta come un’espressione artistica, sebbene figure come Vionnet, Dior, Balenciaga… ci avessero già omaggiato di capolavori; la moda era qualcosa di frivolo, per un’élite ricca e annoiata. L’Italia poi, ha sempre subito un complesso d’inferiorità, soprattutto nei confronti dei cugini d’oltralpe. Aggiungiamoci l’essere stata una donna (indipendente), penso che non deve essere stato per nulla facile muoversi in quegli anni per la grande Brunetta.

Schizzo per la Rinascente, 1960 Brunetta

Brunetta amava le donne perché già negli anni Trenta le ritraeva in modo moderno, emancipato. Erano donne espressive, con quegli occhi neri e profondi, mai sorridenti, dalla personalità spiccata.

“Le mie mani, la mia mente non sono mai state inattive. Ho molto letto, studiato, guardato, ascoltato. Io sono fatta di poesia e pazienza.” Brunetta Mateldi Moretti

Sensazionale in pedana a Pitti Firenze, 1958. Brunetta

Nel 1957, e fino al 1976, con Camilla Cederna firma sull’Espresso una delle più celebri rubriche del Novecento “Il lato debole”, ritratto ironico e disincantato della città del successo, Milano. In quella rubrica due donne indimenticabili descrivevano mode e modi, vizi e tic, usi e costumi, del momento. Camilla scriveva e Brunetta con uno schizzo illustrava, il binomio fra le due intellettuali era perfetto, una simbiosi artistico – culturale, dai tratti ironici, irresistibile.

Senza titolo, Brunetta

Brunetta ha esposto in gallerie e musei, ha ricevuto premi e riconoscimenti, ma dopo la sua morte è stata dimenticata. Un’ingiustizia e soprattutto una grande perdita per chi non ha vissuto in quegli anni e non ha mai avuto il privilegio di conoscerla.

    

Brunetta’s Mood di Beatrice Brandini

“Come si impara a disegnare? Da bambini si impara subito, è come se dal bambino uscisse una coscienza del voler riconoscere le cose. Poi passa, è una delle tante curiosità, ma c’è il bambino che va oltre e che si lascia attuare dalle forme più clamorose: dalla bellezza di tutte le cose che confluiscono poi per concludersi in una passione unica”. Brunetta in Brunetta moda critica storia, Università di Parma, Centro studi e archivio della comunicazione 1981

Disegnare vuol dire avere il coraggio di cimentarsi in una delle cose più difficili che esistano, si, perché a disegnare non si impara mai: si disegna per la vita è come un matrimonio…” Brunetta in Brunetta moda critica storia, Università di Parma, Centro studi e archivio della comunicazione 1981

“Brunetta” di Beatrice Brandini

Buona vita a tutti!

Beatrice

 

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