Dal Kimono, alla fascinazione per il Sol Levante, la moda guarda ad Oriente.

“Fior di Loto” di Beatrice Brandini

Kimono giapponese (1860 – 1880),  in mostra al Victoria&Albert Museum di Londra

Nel 1872 , lo scrittore Philippe Burty stilò il saggio: Japanisme. La Renaissance Literaire et Artistique;  da allora il giapponismo (espressione coniata dallo stesso Burty), , non ha mai conosciuto crisi, ricorrendo, ciclicamente, nell’arte, nel design, nella moda, importanti espressioni artistiche che influenzano  tutto ciò che ci circonda.

Kimono giapponese (1840 – 1870),  in mostra al Victoria&Albert Museum di Londra 

Kimono giapponese (1860 – 1900),  in mostra al Victoria&Albert Museum di Londra 

“Shiori” di Beatrice Brandini

Siamo attratti dall’esotico, se da una parte riconosciamo l’indiscusso fascino del decoratissimo orientale, dall’atra siamo ammaliati anche da uno stile di vita diverso, più calmo e rilassato (almeno apparentemente), fatto di rituali e filosofie che, anche solo per qualche minuto, ci consentono (o illudono) di staccare la spina. Per questo nella ristorazione, nel design, nel beauty e certamente nella moda, molte sono le influenze in questa direzione.

André Derain “Madame Matisse au kimono”

Opera di Gustave Léonard de Jonghe

   

Collezione Dolce & Gabbana e Elie Saab

Siamo affascinati dal Giappone anche per il dualismo che contraddistingue il suo bellissimo popolo,  ovvero quello di essere permeato da un’immensa cultura antica,  in bilico fra tradizione e sperimentazione, fra passato e modernità. 

   

Collezione Etro e Gucci

Collezione Yumi Katsura

Nel costume le fogge orientaleggianti hanno influenzato la moda già da fine Ottocento, quando le silhouette sono diventate più fluide. E se il kimono nasceva come indumento che distingueva lo status di chi lo indossava, nel tempo è diventato un vestito “da camera”, una sorta di vestaglia, che nelle passerelle, già da qualche stagione, ha conquistato una sua posizione di prestigio, come capo prezioso, portato di giorno o da sera, esternamente, non più nelle case o, “peggio”, celato nelle camere da letto.

Opera di Léon François Comerre

   

Immagini dalla mostra “Kimono: Kyoto to Catwalk” al Victoria&Albert Museum di Londra

 Molte le mostre dedicate al Giappone, importantissima quella in corso al Victoria&Albert Museum di Londra “Kimono: Kyoto to Catwalk” (fino a giugno 2020). Dal titolo eloquente che sottolinea il potere di questo indumento, preziosa icona in costante evoluzione, ripercorrendo la sua storia dal 1660 ai giorni nostri. Prima in Giappone, poi ovunque nel mondo. 

      

Streetstyle “Kimono”

Il Kimono, letteralmente “una cosa da indossare”, era originariamente un semplice pezzo di tessuto, avvolto da sinistra a destra intorno al corpo e fissato da una fascia chiamata obi. Per i giapponesi è ancora oggi simbolo della cultura nazionale, per tutti noi un capo di irresistibile fascino. La sua storia comincia all’inizio del 1600 per mezzo della dinastia Edo, che assicurò al Giappone un periodo di grande stabilità economica. Forse è anche per questo che i giapponesi non lo hanno più abbandonato, lo associano al potere e alla prosperità.

Ispirazione Kimono, Mood Board di Beatrice Brandini

Ispirazione Kimono, Mood Board di Beatrice Brandini

Le immagini dalle passerelle che ho inserito nel post, sono solo alcune delle numerosissime presenti in queste ultime stagioni. Non solo kimoni e vestaglie preziosissime, ma un genere che sembra uscire da un’alcova e percorrere le metropoli più moderne. Non mi dispiace questa contaminazione, soprattutto per il kimono, una morbida giacca di satin o seta, ricamata e preziosa, molto femminile, da indossare sopra un jeans o un pantalone over. 

Ispirazione Kimono, Mood Board di Beatrice Brandini

Ispirazione Kimono, Mood Board di Beatrice Brandini

Una fascinazione senza tempo, la stessa che abbiamo per le donne orientali,  con la loro pelle diafana, i capelli raccolti, con monili e fiori preziosi, con le loro delicate gestualità, perdute, o dimenticate,  da noi,  stressati occidentali.

Buona vita a tutti!

Beatrice

 

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