I Fauves , i selvaggi del colore

“Chantal” di Beatrice Brandini

Opera di Raoul Dufy

In un momento delicato come questo, vorrei parlare di una corrente artistica che all’inizio del 900 rivoluzionò il mondo dell’arte, perché possa essere uno stimolo alla rinascita che verrà.


Opera di Henri Matisse

“Femme en blu” di André Derain

Si perché dopo questa maledetta pandemia globale, che ha strappato vite, lavoro, sogni, speranze e libertà, una rinascita ci sarà. E i giovani, che sono il nostro futuro e che,  paradossalmente, quello stesso futuro spesso viene loro sottratto, possano ripartire prima degli altri, cercando idee, facendo rivoluzioni, per portare i loro progetti e le loro aspirazioni ovunque vorranno, proprio come Matisse, Braque, Derain, Dufy ecc..

“Le grande baigneuse” di Raoul Dufy

“Champs de ble” di Maurice de Vlaminck

I Fauves, letteralmente “belve, selvaggi” (in francese), furono infatti una corrente artistica d’avanguardia che nella loro breve ma intensa esperienza (1905 – 1908),  lasciò un segno importantissimo nell’evoluzione artistica successiva. L’espressione “belve”, coniata la prima volta dal critico Louis Vauxcelles, e non proprio in termini gentili, spiega bene il dirompente ingresso di queste opere nella società.

“The model” opera di Henri Matisse

“Ritratto di donna” di Maurice de Vlaminck

A differenza dell’impressionismo tedesco, i fauves erano meno drammatici e meno critici verso la società, ma con la loro palette accesa e violenta, ma anche libera e colorata,  furono più dirompenti. I quadri di questi artisti, almeno durante il loro sodalizio, furono caratterizzati da una semplificazione delle forme e da un essenza di prospettiva. Non era più arte accademica, ma spontanea, la loro forma era il colore.

“Donna con il cappello” di Henri Matisse

Opera di Othon Friesz

Nel 1907 l’avventura del Fauvismo si concluse, ogni artista proseguì il proprio cammino in modo indipendente, lasciando spazio al Cubismo.

Opera di Charles Camoin

“La stanza rossa” di Henri Matisse

L’opera più importante dei fauves fu eseguita da uno dei maggiori maestri del novecento, Henri Matisse, e fu esposta al Salon d’Automme a Parigi nel 1905, “la Donna con il cappello”  (Femme au chapeau). Questo quadro suscitò un grande clamore e fu disprezzato dai critici. La moglie di Matisse, Amélie, è rappresentata in modo eccessivo, una donna borghese realizzata con pennellate nette, i colori sono anche nel volto, una tavolozza caotica e innovativa che descrive un personaggio. La luce sono i colori, così come lo spazio della scena. Si passava da quadri impressionisti o neo impressionisti, in cui natura e soggetto erano rappresentati perfettamente e realisticamente, a queste opere.

Mood Fauves di Beatrice Brandini del lontano 2013

Fauves girl di Beatrice Brandini

Fauves girl di Beatrice Brandini

Fauves girl di Beatrice Brandini

“Per noi il fauvisme fu la prova del fuoco. I colori divennero cartucce di dinamite pronte a esplodere a contatto con la luce”, scrisse André Derain. La cui pittura restò la più incompresa insieme a quella du Maurice de Vlaminck, e la più fauve. 

Non importa quanto sia durato il fauvismo, importante è qual’è il segno che ha lasciato.

“La gente continuerà a discutere, continuerà a ridere di fronte ai Derain, de Vlaminck, Matisse….e alcuni altri Fauves. Ma avrà torto. Se possono suscitare l’ilarità, queste opere tanto scandalose, lasceranno un segno…bisogna saper pazientare e dare fiducia. In questo gruppo satanico ci saranno degli eletti…”. Così scrisse Forthuni su Le Matin nel 1909. E aveva ragione!

Buona vita a tutti!

Beatrice

 

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