Joséphine Baker, ballerina, cantante, attrice, attivista, cinquant’anni fa moriva una donna che dedicò l’intera vita alla ricerca della libertà e della giustizia.

Joséphine Baker

Joséphine di Beatrice Brandini

Nel 1975, a Parigi, moriva Joséphine Baker , una donna che spese metà della sua vita per l’arte, e l’altra metà per lottare per i diritti delle minoranze.

Joéphine Baker, 1940

Nata a St. Louis, negli Stati Uniti, fin da piccola capì di essere poco fortunata. Famiglia poverissima, periodo storico in cui le persecuzioni razziali nei confronti della popolazione nera erano costanti, lasciò la scuola per diventare una domestica (era una bambina). Un matrimonio precoce e fallito alle spalle, a meno di vent’anni aveva già vissuto numerose vite.

Tutto cambiò quando si unì ad un gruppo di musicisti di strada, qui trovò la sua vocazione. Non fu difficile passare inosservata, era bella, giovane, sensuale e soprattutto determinata, da lì a poco trasferitasi a New York, fu ingaggiata per alcune importanti commedie musicali a Broadway , finché non approdò a Parigi, il resto è storia.

Joséphine Baker

Lavorò per le compagnie più importanti, raggiunge un successo travolgente, fino ad approdare alle Follie- Bergère, diventandone la protagonista.

I suoi gonnellini di piume e poi di banane, travolsero il pubblico, inizialmente molti si scandalizzarono, soprattutto perché ad indossarle era una giovane donna nera, ma poi divenne il suo marchio di fabbrica e conquistò il mondo. Un impresario italiano, con cui allacciò una relazione importante, Giuseppe Abatino, le organizzò una tournée mondiale, un tour che toccò l’Austria, l’Ungheria, la Romania, l’Argentina, il Cile, il Brasile.., facendo diventare Joséphine Baker una vera e propria star.

Un poster del Casino de Paris dove si esibiva la Baker

Fu anche una eccellente cantante e un’ attrice intensa, la prima donna di colore a recitare in una grande produzione europea con La Sirène des tropiques di Henri Étiévant e Mario Nalpas.

Nel frattempo tornò negli Stati Uniti, ma la sua patria non fu capace di accoglierla come avrebbe meritato, razzismo e pregiudizio, ma anche un sentimento di falso puritanesimo , prevalsero. In un periodo storico in cui avanzavano totalitarismi e intolleranza, fu rifiutata da alcuni teatri, come quello di Berlino, dove il governo nazista le impedì di esibirsi.

Joséphine Baker

Ma la Baker non era certo una donna che si lasciava intimidire o scoraggiare.  Per il governo francese, a cui era riconoscente per averla accolta e fatta diventare famosa, divenne una sorta di “spia”, lavorando per il controspionaggio della Francia Libera. Nel 1961 Charles De Gaulle le conferì la Legion d’Onore, grazie a tutte le informazioni che riuscì a raccogliere, contribuendo alla resistenza Francese.

Si batté sempre per i diritti civili, anche al fianco di Martin Luther King.  Fu una delle prime artiste ad esibirsi per un pubblico misto, boicottando teatri in cui doveva esibirsi solo per un pubblico bianco.

Joséphine Baker

Adottò anche 12 bambini di nazionalità, culture e religioni diverse, grata per il successo che aveva avuto, ma anche consapevole del luogo da dove veniva, una grande generosità e altruismo che non sempre chi ottiene successo e ricchezza condivide con gli altri.

Nel 2021 viene simbolicamente accolta (prima performer e prima donna nera) nel Pantheon di Parigi.

Joséphine Baker

“La donna più bella che un essere umano possa aver visto”, così Ernest Hemingway descrisse la Baker.  Io dico che aveva tutto, talento, bellezza e tanta umanità.

Buona vita a tutti!

Beatrice

 

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