Peter Beard: il più grande avventuriero della fotografia

“Giovane Africa” di Beatrice Brandini

Foto di Peter Beard

Da oggi saremo orfani di un artista che non si è mai risparmiato, per scattare una foto, per difendere gli elefanti e la natura, per raccontare la sua Africa.

Janice Dickinson fotografata da Peter Beard nel 1985

Peter Beard ci ha  lasciati e la sua scomparsa ci ha turbato molto, probabilmente anche per come è avvenuta (si era allontanato, senza lasciare traccia, dalla sua tenuta a Long Island il 31 Marzo, il suo corpo senza vita è stato ritrovato solo venti giorni dopo in un bosco). Ma, come la stessa addoloratissima famiglia ha espresso, “è morto dove aveva sempre amato vivere, nella natura”.

Peter Beard in una foto di gioventù

Peter Hill Beard era un uomo bellissimo, dotato di una classe innata che solo i figli dell’alta società hanno in modo così naturale. Il bisnonno materno, James Jerome Hill,  miliardario che doveva la sua ricchezza al settore ferroviario, lo aveva avvicinato alle arti essendo una famoso mecenate.

Peter Beard con Karen Blixen

Beard si laureò a Yale in storia dell’arte, e l’incontro che probabilmente cambiò la sua vita, fu quello con Karen Blixen (“La mia Africa”), con cui collaborerà fino al 1962, decidendo di trasferirsi in Kenya, proprio vicino all’abitazione della scrittrice danese.

   

Foto di Peter Beard tratte dal libro omonimo, edito da Taschen 

Affascinato dalla natura, soprattutto da quella africana, da quando l’aveva scoperta in gita al Museo Naturale di New York. Da lì iniziò a tenere dei diari, completandoli di accuratissimi dettagli e fotografie. Nel 1965 (aveva 27 anni) pubblica il suo primo libro : “The end of the Game”, una raccolta di foto, scritti, documenti che testimoniavano la scomparsa degli elefanti in Kenya.

   

Foto di Peter Beard, tratte dal Calendario Pirelli 2009, il calendario più bello e famoso del mondo.

Negli anni settanta collabora con Andy Warhol, Francis Bacon e Truman Capote, e già nel 1975 organizza la sua prima mostra fotografica a New York (ne succederà un’altra, nel 1977, presso l’International Center of Photography). Le sue foto appaiono immediatamente diverse, assolutamente innovative nel panorama dell’epoca, erano opere d’arte. Beard aggiungeva sempre un’impronta personale, uno scarabocchio, una goccia di sangue, oggetti vari … Anche per questo le sue foto sono sempre state enormemente valutate, talvolta sfiorando la cifra record dei 500mila dollari (nel 2017 un suo collage, raffigurante cuccioli di ghepardo, è stato venduto per 672.500 dollari).

Foto di Peter Beard tratte dal libro omonimo, edito da Taschen

La vita dell’uomo e quella dell’artista erano in simbiosi, “metà Tarzan e metà Lord Byron”, come lo definì lo scrittore Bob Colacello. Quattro matrimoni, scopritore e amante di donne bellissime (come Iman, principessa somala, individuata in un villaggio e diventata una delle più famose top model del mondo); attivista per la salvaguardia della natura e delle specie animali (prima che fosse di moda). Un vero avventuriero, un viaggiatore instancabile che nuotò con coccodrilli, fu caricato dai rinoceronti,  fu calpestato da branchi di elefanti. 

   

Mood Africa di Beatrice Brandini

Ogni sua foto era straordinaria, così come meravigliosi erano i suoi diari, in cui mescolava ritagli di giornale, messaggi, foglie, insetti, inconfondibili foto color seppia e molto altro, talvolta colorando con pennellate di sangue suo o di animali. Un lungo viaggio, mai interrotto, quello di Peter Beard, in cui esistenza personale, memoria e vita artistica si mescolavano, fondendosi in un tutt’uno.

Mostre su di lui hanno toccato musei internazionali come a Berlino, Londra, Tokyo, Vienna e Milano, il suo lavoro è nelle collezioni private di tutto il mondo.

Copertina del bellissimo libro Peter Beard, edito da TASCHEN

Ha collaborato con Vogue per tantissimi anni, ha realizzato uno strepitoso calendario Pirelli (2009), capace di mescolare linguaggi e tecniche diverse. Recentemente, parlando dei suoi collage, disse : penso a loro come a un mucchio di piccoli e banali ricordi messi su carte, fotografati e rielaborati.” Ma caro Peter, molti di noi farebbero carte false per possederne uno, meravigliosi e unici oggetti senza tempo.

Peter Beard

La percezione che la natura fosse un’entità fragile, che i cambiamenti climatici la stessero distruggendo e che le risorse naturali non fossero illimitate, sono tutti temi che ricorrono sempre nel suo lavoro. “La mia vera preoccupazione è la distruzione della natura a livello globale, abbiamo dimenticato totalmente su cosa si basa l’evoluzione e quanto sia importante la diversità della natura. E’ un concetto di base per la nostra sopravvivenza”. Questa la dichiarazione di Peter Beard alla presentazione del calendario Pirelli. Chissà cosa avresti detto di questi giorni, in piena emergenza Codiv-19,  in cui tutto il mondo è in bilico, fragile, la cui cura potrebbe arrivare anche da lezioni e messaggi di uomini come te.

Buona vita a tutti!

Beatrice

 

2 commenti su “Peter Beard: il più grande avventuriero della fotografia

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