Debbie Harry, la Marylin del Rock!

“Debbie” di Beatrice Brandini

Debbie Harry polaroid scattate da Andy Warhol, 1980

Ci sono personalità speciali, qualcosa che non ha a che vedere solo con il talento o l’estetica, ma con quel ché che non si può spiegare. Potremmo chiamarlo allure, carisma, charme…, di fatto non esiste una vera e propria spiegazione, tanto meno una definizione esaustiva. Ce l’hai o no, e Debbie Harry ne ha sempre avuto da vendere.

Debbie Harry con David Bowie

Non troppo fortunata (fu abbandonata appena nata e adottata dalla famiglia Harry), ha avuto la forza di affrontare mille vite, cameriera, estetista, coniglietta di Playboy, tutto ciò che era necessario per poter rincorrere il suo sogno, cantare.

Debbie Harry

L’incontro più importante è quello con Chris Stein, chitarrista e grande amore della sua vita; insieme danno vita alla band “Angel and The Snake” (come dire, Paradiso e Inferno), un complesso molto punk e molto ribelle. Successivamente la band diventa “Blondie”, grazie soprattutto all’identificazione dei fan con la bionda Debbie.

Debbie Harry

Debbie è stata fra le più rivoluzionarie cantante del secolo scorso, aprendo un pò la pista a tutte le altre. Non si parla solo di voce, ma di un modo di stare sul palco, di essere la prima vera front man di una band completamente maschile, di scrivere le proprie canzoni, di diventare icona (non a caso il re della Pop Art, Warhol, la ritrae innumerevoli volte consacrandola sua musa). 

Debbie Harry

Ha inoltre contribuito a combattere certi stereotipi, lottando per esempio contro il sessismo e maschilismo del mondo della musica. Una donna a capo di una band, almeno negli anni settanta, era una vera rivoluzione. “Non ero sottomessa, non supplicavo gli uomini di tornare da me!. Debbie Harry

Debbie Harry

Diventati una delle band di riferimento per lo Studio 54, la musica fra gli anni 70 e 80 ha il volto di Debbie Harry e dei suoi Blondie.

L’ho sempre trovata irresistibile, un mix di bellezza d’altri tempi, propio come una diva di Hollywood, ma al tempo stesso incredibilmente moderna e punk. Originale, forte, provocatoria. I suoi look continuano ad influenzare le ragazze e la moda di tutto il mondo. Proprio come accadeva più di quarant’anni fa. Per esempio il vestito zebrato diventato iconico grazie soprattutto al poster in cui lo indossava , era in realtà un cuscino travato nell’immondizia.

Debbie Harry

Uno dei primi demo del gruppo si chiama Platinum Blondie e recita così: “Voglio essere una bionda come Marilyn (Monroe), Jean (Harlow), Jayne (Mansfield) , Mae (West) e Marlene (Dietrich)…

I Blondie hanno composto e registrato undici album, Debbie altri cinque come solista. Call me, colonna sonora del film American Gigolo, con un giovane Richard Gere vestito Armani, è entrata nell’immaginario collettivo, non solo grazie alle sue note, ma al ritratto glamour di un certo mondo. All’epoca non c’erano i social, si sognava con i film, le canzoni e i videoclip. La musica di questa band è stata usata per innumerevoli altre colonne sonore, fra i titoli più importanti ci sono Scarface, Trainspotting, Donnie Brasco.

Cover del brano Denis dei Blondie

Ma Debbie Harry non è solo una grande artista, pioniera di molte battaglie civili, come quella per i diritti dei gay o dell’ambiente, nel 2000 è entrata nel Guinness dei primati come donna più matura al numero uno in classifica. Tutte straordinarie credenziali per eleggerla nostra eroina.

In attesa di rivederli dal vivo, auguriamo lunga vita ai Blondie e alla sua  meravigliosa musa, Debbie Harry!

Buona vita a tutti!

Beatrice

 

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