Indossare un capolavoro surrealista, con Schiaparelli e Dalì si può!

Abito Lobster interpretato da Beatrice Brandini

Ho già ripetutamente parlato di come l’arte influenzi la moda (e non viceversa), pensiamo a Picasso, Mondrian, Dalì, ma forse c’è un abito che più di tutti gli altri ha catturato l’essenza di questa contaminazione, ovvero l’abito lobster,  creato da Elsa Schiaparelli utilizzando un disegno di Salvator Dalì.

L’abito lobster originale e la sua reinterpretazione del 2017

Elsa Schiaparelli (il mio primo post dedicato ad una designer nel blog, nel lontano ottobre 2013 https://www.beatricebrandini.it/elsa-schiaparelli-la-meraviglia-e-lo-stupore-nella-moda/ ) è stata una grande creativa la cui caratteristica principale fu quella di dare origine a abiti in assoluta libertà, da autodidatta, ma con una spiccata dose di creatività e humour. Forse per questo ha incontrato Dalì e il Surrealismo, uno scambio di idee e citazioni di due menti “folli”.

Un altro abito di Elsa Schiaparelli interpretato da Beatrice Brandini

Il loro connubio nasceva da una grande necessità, ovvero quella di creare abiti di alta moda che contenessero visioni che normalmente appartenevano al linguaggio pittorico. In realtà Elsa Schiaparelli non fu influenzata solo dall’arte di Dalì, ma esplorò tutte le innovazioni stilistiche delle avanguardie artistiche degli anni ’30.

Wallis Simpson fotografata da Cecil Beaton con l’abito di Elsa Schiaparelli

L’abito aragosta è un abito bellissimo, spiritoso ed elegante, la cui grande popolarità fu raggiunta quando Wallis Simpson lo indossò nel 1937, fotografata dal grande Cecil Beaton, poco prima di sposare il Duca di Windsor, re d’Inghilterra, che abdicherà per lei nel maggio dello stesso anno per sposarla.

Particolare dell’abito Lobster

Ma che cosa significava l’aragosta per Dalì? Era il simbolo sfacciato del desiderio e della vulnerabilità, dell’erotismo e della teatralità. Dalì la concepì maestosa, protagonista, come fosse prelevata da una sua tela e trasportata in un abito di seta bianco.

Salvator Dalì e il suo telefono aragosta

Da qui il cappello scarpa, sempre di Schiaparelli, l’abito scheletro, gli abiti trompe l’oeil, la bottiglia di profumo ispirata alle forme di Mae West…

Avevo un pensiero fisso in testa: salvarmi dalla monotonia della vita di salotto e dall’ipocrisia borghese. Per le mie idee d’avanguardia venivo considerata una folle”. Elsa Schiaparelli

Buona vita a tutti!

Beatrice

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