La T-shirt bianca: un capo basico dalla doppia anima, può essere voce e slogan, oppure eleganza understatement

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Marlon Brando in “Un tram che si chiama desiderio”

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“Hamptons” di Beatrice Brandini

La T-shirt, meglio se bianca, è un capo che si presta a varie interpretazioni, soprattutto informali per il tempo libero, ma, con gli accessori adatti, può diventare un capo elegante e sicuramente “cool”. Ma la forza delle t-shirts è anche quella di essere il tramite di un messaggio pubblicitario, un efficacissimo mezzo di promozione e di COMUNICAZIONE DI MASSA, in qualsiasi parte del mondo.

Donne irresistibili con solo una t-shirt bianca…

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Jane Birkin

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Olivia Palermo e Alexa Chung

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Bianca Balti e Daria Werbowy

La sua origine ha più di un secolo, ovvero nel lontanissimo 1913 in cui la Marina Militare Americana la creò in cotone bianco per i suoi marines. Da lì ha fatto tantissima strada, trasformandosi ed evolvendosi come i decenni che passavano. Negli anni Cinquanta addosso ad attori carismatici come Marlon Brando e James Dean (rispettivamente in “Un tram chiamato desiderio” e “Gioventù bruciata”) diventò un capo feticcio da indossare per emulare queste star;  negli anni Sessanta come divisa degli Hippies e simbolo della loro protesta, con slogan pacifisti contro guerra e lobby; negli anni Settanta come veicolo pubblicitario e promozionale di marchi; negli anni Ottanta più preziosa, presente soprattutto nelle seconde linee degli stilisti, diventa un vero e proprio status symbol,  chi non poteva permettersi un abito o una giacca firmata, poteva comprare una T-shirt con logo e quindi illudersi di appartenere a quel mondo dorato;  fino ai giorni nostri, diventata una vera e propria tavolozza bianca in cui sbizzarrire la propria fantasia e sempre in testa nelle preferenze di abbigliamento, da parte delle nuove generazioni.

Uomini irresistibili con solo una t-shirt bianca..

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James Dean e Patrick Dempsey 

Fuse Presents: Maroon 5 Live From The Beacon    10

Adam Levine e Daniel Craig

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Michael Fassbender 

Diventa divisa per le giovani generazioni, perdendo la sua connotazione politica e sociale, prima le t-shirts con Mickey Mouse, dopo quelle con il logo del Hard Rock Café o con lo Swoosh di Nike; capo elegante e leggermente snob,  nelle sfilate delle collezioni di Prêt à Porter internazionali; tavolozza per banali o profonde pubblicità commerciali, politiche, amorose. Ma anche indumento da competizione sportiva, che negli anni ha subito trasformazioni tecniche, nell’utilizzo di materie prime, ma sostanzialmente mai nella sua forma (nel museo della National Baseball Hall of Fame di New York, una foto mostra la squadra degli Atlantics di Brooklyn con addosso magliette stampate e personalizzate, siamo nel 1860!).

Magliette universitarie americane, la prima realizzata per l’università del Michigan, poi tutte le università degli stati d’America avevano la sua t-shrit; magliette con nomi dei campi militari. T-shirts politiche per le elezioni dei presidenti statunitensi (“Kennedy for president” fra le più note); t-shrits di protesta come quelle contro la guerra del Vietnam o delle femministe americane (“Feminist and Proud”). T-shirts note per mezzo dei divi (Gable, Brando, Dean, Elvis…) e dei film “Jaws” quella con i denti del pescecane del film lo squalo; quella del ”Herald Tribune” indossata dalla splendida Jean Seberg nel film Breathless (Fino all’ultimo respiro).

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Jean Paul Belmondo e Jean Seberg in “Fino all’ultimo respiro”

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T-shirt “Lo squalo”                                            T-shirt Mickey Mouse

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T-shirt propagandistica “Kennedy for president”          T-shirt Sex Pistols

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T-shirt Velvet Underground                                   T-shrit logo Coca Cola

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Pubblicità Katharine Hamnett, 1984        La Hamnett con Margaret Thatcher

Le sue t-shirts con slogan sono state pioniere

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Copertina catalogo T-shirt T-show, Electa

Una mostra molto interessante, presentata nella Galleria Marconi di Milano, fu: “T-Shirt T-Show, storia e nuovi stili nella T-shirt”, nel lontano 1984, grazie ad un progetto coordinato nell’ambito del gruppo tessile che faceva capo al Cotonificio Cantoni. Questa mostra esponeva T-shirts d’autore poiché fu chiesto a pittori, designers, personaggi di spettacolo, di cultura e di moda, di disegnarne una, dando vita ad una collezione unica e irripetibile di magliette. Si narra che Gherardo Frassa, archeologo del casual americano, e  Dario Fiori, creativo dell’editoria indipendente, ideatori e artefici del progetto, abbiano faticato non poco per convincere tutte queste grandi personalità a disegnare una maglietta, ma che alla fine riuscirono a coinvolgere e convincere  anche i più reticenti, dando vita ad uno spettacolo magnifico, la mostra T-Show.

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T-shrit Annamaria Testa “Matemaglietta”, Chin Hsiao “Yin e Yan” e Dario Fo “Senza titolo” 

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Davide Boriani “ Pop/opt T-shirt”, Massimo Mattioli “Frogs” e Filippo Scozzari “Minamatabushi”

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Armando Testa “Tricheco”, Mario Schifano “Senza titolo” e Benito Jacovitti “Los Angeles 1984”

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Giorgio Armani, lifeinstyle.it

Insomma le t-shirts sono tutto questo e molto altro ancora, e se si pensa che uno degli uomini più raffinati del mondo, che con la sua moda ha reso famoso e inimitabile il marchio del “Made in Italy” nel mondo, re Giorgio Armani, ha fatto della t-shirt il suo marchio di fabbrica, si capisce perché questo piccolo e semplice indumento è diventato così INDISPENSABILE.

Infine un po’ di moda “alta” dalle sfilate PE 2014

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Sfilata Blumarine, Ungaro (2) e Vionnet

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Particolare e outfit sfilata PE 2014 Vionnet, sfilata Alexander Wang PE 2014

La t-shirt può essere quindi estremamente elegante e raffinata, innovativa e avanguardista, romantica e sexy, preziosa o basica…. comunque sia è un pezzo che non può mancare nel nostro guardaroba.

Buona vita a tutti!

Beatrice

 

 

 

2 commenti su “La T-shirt bianca: un capo basico dalla doppia anima, può essere voce e slogan, oppure eleganza understatement

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