Leonora Carrington, la gigantessa dell’arte surrealista!

“Leonora” di Beatrice Brandini

Particolare di “Semaine”, opera di Leonora Carrington

Leonora Carrington è stata una magnifica pittrice, l’artista che Salvator Dalí definì la più importante artista donna surrealista, ma a lei questa definizione stava stretta ed infatti, per tutta la vita, cercò di essere semplicemente artista, senza distinzione di genere.

Scultura di Leonora Carrington

La Carrington disegna fin da bambina, riempiendo album di schizzi e per questo, siamo negli anni venti-trenta, viene definita spesso strana e bizzarra. Il suo temperamento, poco incline alle regole (sarà ripetutamente espulsa da scuola), accentua questo disagio. Anche la famiglia, abbiente, la vorrebbe assennata, docile, dedita ad attività come balli e corse di  cavalli. Ma Leonora avrà per sé altri progetti…

The Ancestor”,  di Leonora Carrington

Studierà arte a Firenze, per poi migrare a Londra, dove l’incontro con il già famoso Max Ernst condizionerà gran parte della sua vita. Si innamorano, nonostante la differenza di età e il fatto che lui non fosse libero, e sarà un amore travolgente ed importante. Lui la introdurrà nell’ambiente dei surrealisti, dove Leonora troverà finalmente il suo mondo, fatto di irrazionalità, poesia e fantasia.

Da Londra si sposteranno a Parigi, dove venderà il suo primo quadro ad un’altra donna molto speciale, l’eccentrica e lungimirante mecenate, Peggy Guggenheim.

“The Giantess”,  di Leonora Carrington

Purtroppo Ernst, di origine tedesca, sarà deportato e Leonora cercherà invano di salvarlo. Questo dolore diventerà senso di colpa, tanto da essere internata in uno ospedale psichiatrico. 

Con Ernst si ritroveranno moto più tardi a New York, ma non vorrà più essere né musa, né compagna. Ma sarà il Messico a salvarla, qui diventerà madre e qui nasceranno le se opere più belle ed importanti.

Leonora Carrington e Max Ernst

La Biennale di Venezia, ha scelto Il latte dei sogni, fiabe scritte proprio da Leonora per i suoi figli, come leitmotiv di questa edizione, e non poteva che essere una donna la sua curatrice, la brava Cecilia Alemani.

Friday the 13th”, di  Leonora Carrington 

Se si osservano i quadri della Carrington si entra in un magnifico mondo popolato da strani personaggi, da una natura dirompente e da strani oggetti. È un mondo fiabesco, a volte anche terrificante, ma sempre capace di inscenare un racconto mozzafiato, rendendo meno grigia e banale la quotidianità.

La Carrington si è schierata per i diritti delle donne quando, soprattutto in Messico,  era molto meno scontato; nei suoi lavori ha rappresentato sempre tantissime donne, spesso dall’identità sessuale incerta (gender fluid già sessant’anni fa), solitarie e trasgressive. Protagoniste insieme ad animali ricorrenti, come la iena e il cavallo, testimonianza della personalità oscura e selvaggia, istintiva, della natura umana.

Una foto di Leonora Carrington

La Carrington non voleva essere una manichino (spesso simbolo della pittura surrealista e metafisica), voleva essere riconosciuta e capita, voleva essere un’ artista. “Le donne devono riappropriarsi dei loro diritti, inclusi quei poteri misteriosi che da sempre sono stati nostri e che nel corso del tempo gli uomini hanno violato, rubato o distrutto. Leonora Carrington

Buona vita a tutti!

Beatrice

 

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