RAGAZZE CON LA SCIARPA: Diavoletta

“Elena”, particolare, di Beatrice Brandini

Nel giorno di Halloween, una bimba senza paura si travestì da Diavoletta pensando di essere la regina delle zucche,  quel giorno sicuramente lo era.

“Diavoletta” di Beatrice Brandini

Chiamava le zucche a raccolta con il nomignolo “le dispettose”, e con esse girava per la città cercando di impaurire più persone possibile. 

“Le dispettose” di Beatrice Brandini

Quello di Diavoletta era un semplice gioco dedicato alla festa di Halloween. Andava di casa in casa con le sue belle zucche chiedendo: “Dolcetto o scherzetto?”, raccogliendo un gran successo, o almeno le sembrava. Ma quella sera accadde una cosa che non si aspettava; suonò il campanello di una casa deliziosa, quando la porta si aprì si affacciò una vecchietta molto carina, che appena la vide vestita da diavoletta si impaurì così tanto che fuggì via all’istante, sbattendo con impeto la porta dietro di sé. Diavoletta, inconsapevolmente, aveva fatto molto paura a quella signora. Forse la vecchietta non conosceva bene la festa di Halloween, oppure il suo travestimento le aveva ricordato qualche triste episodio, chissà. Diavoletta per la prima volta pensò che forse per una persona così anziana e indifesa, il suo “gioco” poteva sembrare spaventoso. Probabilmente la signora era rimasta sola, forse il marito era mancato, non aveva figli o parenti, così rifletté su quanto certi gesti possano essere inopportuni e ferire. Pensò anche ai suoi nonni, che non vedeva spesso, ma a cui voleva tanto bene.

“Casa di Natalina” di Beatrice Brandini

Tornando a casa era molto triste, decise di strapparsi di dosso il suo costume gettandolo in un cestino. Regalò tutti i doni e i dolcetti che aveva ricevuto ai bambini che incontrava sulla via del ritorno. Comunque anche se l’epilogo della serata più attesa dell’anno era stato drammatico, quel fatto le insegnò qualcosa, come il bisogno di dedicare maggiore attenzione alla sensibilità altrui.

“Elena” di Beatrice Brandini

Il giorno dopo Diavoletta tornò in quel luogo, cercando la porta di quella casa, questa volta la vecchietta non aprì subito, sbirciò prima da una finestra, ma quando vide quel visino sorridente della bambina, non esitò ad aprire. Diavoletta si scusò per la paura che le aveva causato, spiegò che era lei quella travestita  e che cosa era Halloween, una festa sull’ironia della morte e sui suoi personaggi mostruosi. Fecero cosi la rispettiva conoscenza, chiacchierarono tantissimo quel pomeriggio, tanto che quell’incontro fu solo il primo di tanti, e,  fra le due donne, nacque una bellissima amicizia.

“Natalina” di Beatrice Brandini

Diavoletta era in realtà una bambina di nome Elena e la signora anziana si chiamava Natalina. Si raccontarono tante cose della loro vita; Elena le parlava della scuola, delle sue passioni dei suoi progetti futuri, delle sue amicizie…;  Natalina le narrò la più bella storia che avesse mai ascoltato prima, l’amore nella sua vita. Avere incontrato suo marito era stata la più grande fortuna che le era capitata, ricordava momenti indimenticabili trascorsi insieme. La bambina tornò spesso a trovarla, le faceva compagnia, e Natalina, da vecchietta saggia e gentile, la rassicurava, la consolava, ritenendola una bambina davvero speciale. Quella che apparentemente sembrava una storia impossibile, in realtà era la cosa più naturale del mondo, i settant’anni che separavano le due donne erano inesistenti davanti alle affinità e all’affetto che le univa. Ci furono giornate bellissime tra le due insolite amiche. 

“Elena e Natalina” di Beatrice Brandini

Elena cominciò a diradare le visite per i tanti impegni da svolgere, c’era la scuola, la danza, qualche amica e la famiglia con la quale amava passare il suo tempo libero.

Un giorno però, alcune settimane prima della nuova notte di Halloween, Elena tornò a trovare Natalina per festeggiare l’anniversario del loro incontro; ma arrivata davanti alla sua casa, si accorse che era chiusa e le finestre sbarrate;  suonò e risuonò, ma nessuno aprì. Elena non riusciva a trovare pace e a capire, in fondo erano solo poche settimane che non era andata in quella casa. Finché una vicina di casa di Natalina si avvicinò ad Elena e, con molta commozione, le spiegò che l’anziana signora era deceduta.

Elena tornò a casa distrutta dal dolore e dal rimorso di non aver trascorso con lei tutto il tempo che Natalina meritava. Ricordò anche quella sera di un anno prima, in cui l’aveva spaventata, enormi lacrimoni cominciarono a scendere e a solcare le sue guance, era davvero terribilmente triste. In verità Natalina era malata da tempo e non lo aveva mai riferito ad Elena. Con la stessa leggerezza con la quale era entrata nella sua vita, se n’era andata.

“Elena e Diavoletta” di Beatrice Brandini

Dopo qualche giorno un fattorino suonò al suo campanello consegnando un pacco per Elena. Era il giorno prima di Halloween, Elena non aspettava niente, nessuno in famiglia attendeva qualcosa… Aprendo la scatola con un leggero sospetto, Elena rimase senza parole, da quella scatola anonima uscì fuori una magnifica cagnolina di nome “Diaovoletta”, così era scritto sul guinzaglio intorno al suo collo. Non è difficile capire che fu amore a prima vista! In fondo alla scatola un piccolo biglietto “Buon Halloween Elena, sperò che questa cagnolina ti faccia compagnia e ti dia la stessa felicità che tu hai regalato a me nel nostro breve ma fortunato incontro. Non preoccuparti, io finalmente ho raggiunto l’ amore. Buona fortuna dolcissima Elena.”Natalina”

Anche da un episodio negativo a volte possono nascere grandi cose, soprattutto se sappiamo capire dove e come possiamo migliorare. Questi sono i piccoli miracoli della vita!

Buona vita a tutti!

Beatrice

 

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