Musa di Beatrice Brandini
Mark Rothko No.3/No. 13, 1949
Dal 14 marzo al 23 agosto 2026 la Fondazione Palazzo Strozzi presenta Rothko a Firenze, una delle più importanti mostre mai dedicate a Mark Rothko, illustre maestro del Novecento, nonché massimo esponente dell’Espressionismo astratto americano.
Fotografi in conferenza stampa per la mostra Rothko a Firenze
Mark Rothko No.2 (Blue, Red and Green) (Yellow, Red, Blue on Blue), 1953
La mostra ci accompagna in un viaggio che esplora l’intero percorso creativo dell’artista , dagli esordi negli anni Trenta e Quaranta, dagli echi surrealisti, fino all’emblematiche e celebri tele astratte degli anni Cinquanta e Sessanta.
Mark Rothko Untitled, 1957
Mark Rothko No.13 (White, Red on Yellow), 1958
Un percorso che ci permette di capire che il linguaggio dei campi di colore non sia nato all’improvviso, ma sia stato frutto di una lenta e consapevole sottrazione.
Via via che passano gli anni i colori che fluttuano nelle tele diventano più essenziali e austeri, ammirandoli è come se dialogassero direttamente con il nostro io più profondo. Rothko era un grande artista tormentato, le sue pennellate sono certamente l’espressione più intensa e vera del suo dramma interiore. E se inizialmente queste sono caratterizzate da colori vibranti e solari, via via diventano sempre più cupe, riflettendo la sua inquietudine.
Alcuni scorci della mostra: Rothko a Firenze
La mostra presenta 70 opere, molte delle quali mai esposte prima d’oggi in Italia, provenienti da importanti istituzioni internazionali come il MoMa e il Metropolitan Museum di New York, la Tate di Londra, il Centro Pompidou di Parigi…
Uno scorcio della mostra Rothko a Firenze con opere nella sezione Figurazione e Surrealismo
Rothko si esprime attraverso il colore, pennellate che oltrepassano la bidimensionalità della tela arrivando dritto al cuore. Sono colori fluidi, intensi, tetri ma anche vivaci, le tele, spesso monumentali, vengono interamente ricoperte di colore, escludendo ogni traccia di segno, un modo per eliminare ogni distrazione, la via per offrire a chi le ammira un’esperienza che potremmo definire spirituale.
Da sx Untitled (Two women at a window), 1938-39 . A destra: Untitled (Woman Reclining on a Couch), 1938-39
Da designer ritengo i colori di Rothko poetici, emozionanti, ispirazionali, ogni volta è come se li vedessi per la prima volta. I rossi, i blu, i neri, sono campiture suggestive, che riflettono emozioni come solitudine e fragilità. Chissà che cosa provava Rothko quando dipingeva questi capolavori.
Banner della mostra Rothko a Firenze
Mark Rothko era un uomo e un artista probabilmente angosciato, un emarginato dell’arte, non aderì mai ad una determinata corrente, né ad una visione comune, rifiutava etichette banali, come quella di “colorista” o astrattista. La cosa che probabilmente lo interessava più di ogni altra, era la rappresentazione della precarietà umana.
“Un’avventura in un mondo sconosciuto, che può essere esplorato solo da coloro che intendono assumersi il rischio”. Mark Rothko “Un dipinto non è l’immagine di un’esperienza. È un’Esperienza”. Mark Rothko
La mostra di Firenze esplora anche il rapporto tra l’artista e l’arte italiana . Nelle prime opere di Rothko si comprende l’influenza dell’arte del Quattrocento, e in particolare quella con Beato Angelico, il progetto espositivo infatti si estende anche al Museo di San Marco e al Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana.
Musa 2 di Beatrice Brandini
Per noi, l’arte è un’avventura in un mondo sconosciuto, che può essere esplorato solo da chi è disposto a correre dei rischi.” Mark Rothko
Buona vita a tutti!
Beatrice












